Orari celebrazioni festività natalizie 2018

Lunedì 24 Dicembre:
ore 18 Messa di Natale nella vigilia
ore 21 Messa di Natale della comunità tedesca
ore 24 Messa di mezzanotte

Martedì 25 Dicembre:
orario festivo ore 9 – 10:30 – 19

Mercoledì 26 Dicembre:
orario modificato ore 9 – 10:30 – 17:30

Lunedì 31 Dicembre:
Te Deum dopo messa ore 18

Martedì 1 Gennaio 2019:
orario festivo ore 9 – 10:30 – 19

Venerdì 6 Gennaio 2019 Epifania del Signore:
Conclusione del tempo di Natale
orario festivo ore 9 – 10:30 – 19

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Lectio Divina di lunedì 17 dicembre 2018

Dal vangelo secondo Luca (1, 39-45)

9In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Il quarto vangelo proclama in modo glorioso: “La Parola si è fatta carne e ha posto la sua dimora tra noi” (Gv. 1,14) e anche i sinottici ci testimoniano che la Parola di Dio si è umanizzata in mezzo a noi in Gesù di Nazaret, il figlio di Maria e di Giuseppe.

Luca in particolare, è l’evangelista che vuole precisare quando e come questa Parola, ben prima di apparire pubblicamente, ha abitato in mezzo a noi e con forza ci racconta il momento stesso in cui, secondo le parole dell’angelo, la potenza dello Spirito santo stende la sua ombra su Maria (Lc 1, 35) e la rende madre di un figlio di Adamo, che solo Dio ci poteva dare.

Così nel nascondimento e nel silenzio avviene l’umanizzazione di Dio: da quel concepimento, la Parola di Dio è in mezzo a noi e Maria è la tenda nella quale essa prende dimora.

Secondo Luca, questa Parola inizia con un viaggio, vive tra gli uomini: da Nazaret a Gerusalemme, da Gerusalemme fino agli ultimi confini della terra.

Ecco l’evangelizzazione inizia con il cammino, il viaggio di una donna: di Maria, la madre del Figlio di Dio.

Maria si mette in viaggio in fretta verso la montagna della Giudea.

Lectio Divina di lunedì 10 dicembre 2018

Dal vangelo secondo Luca (3, 10-18)

10Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». 12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».13Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

18Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Balza subito alla nostra attenzione l’interrogativo: “che cosa dobbiamo fare?”

Siamo arrivati al “dunque”, alla concretezza del messaggio. Prima il Battista annunciava un giudizio da parte di Dio, è un brano che troviamo al v. 8 e che stasera non abbiamo letto e diceva:

dimostrate con i fatti che vi siete convertiti”.

La risposta alla predicazione del Battista è messa in risalto da tre categorie di ascoltatori, li elenchiamo subito: le folle, i pubblicani e i soldati.

Quelle “folle” tra poco diventano “popolo” perché il messaggio le ha toccate, responsabilizzate dal di dentro ed escono dall’anonimato, e restano in attesa e si domandano: ma quest’uomo, il Battista, non sarà forse il Cristo?

Ritorniamo ora indietro e riprendiamo il discorso con ordine, secondo le tre categorie:

le “folle” è gente raccogliticcia e anonima ma che si chiede “che cosa dobbiamo fare?”

È la stessa domanda che troviamo negli Atti degli Apostoli 2, 37 “che cosa dobbiamo fare, fratelli? Pietro rispose loro: Pentitevi e fatevi battezzare nel nome di Gesù Cristo”

È indubbiamente una domanda essenziale che può cambiare il percorso di una vita.

La risposta di Gesù è estremamente concreta, è un cambiare radicalmente l’impostazione della vita, ne viene di conseguenza che credere nel Vangelo ed essere cristiani non è disseminare nel nostro quotidiano qualche preghiera o qualche comportamento buonista, è invece un rovesciarsi dal modo di vivere di prima: “chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.

La seconda categoria sono i pubblicani persone malviste dagli ebrei sia per la loro provenienza che per il loro mestiere di esattori a favore dei romani, anche questi vengono dal Battista a farsi battezzare per iniziare un cammino di conversione, anche questi pongono la stessa domanda:

Maestro, che cosa dobbiamo fare?” “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”

Infine, lo interrogano anche i soldati, con la stessa domanda: “e noi che cosa dobbiamo fare?”

La risposta di Giovanni si sdoppia in tre proposte:

non maltrattate”

non estorcete niente a nessuno”

accontentatevi delle vostre paghe”

Come notiamo il Battista non aggiunge un di più, un qualcosa di posticcio alla loro religiosità, ma chiede che nella loro professione siano più umani.

È indubbio che restiamo un po’ delusi dopo aver letto questo brano, ci saremmo aspettati grandi proclami e invece…. “condividete, non rubate, non siate violenti”.

Infine, v. 15-18 Giovanni Battista si presenta per togliere agli uditori ogni equivoco, “io vi battezzo con acqua, Lui, il Messia vi battezzerà in Spirito santo e fuoco” Gesù Cristo porterà gli uomini verso una nuova creazione, ecco l’uomo nuovo, che nasce nella Pentecoste.

Lectio Divina di lunedì 3 dicembre 2018

Dal vangelo secondo Luca (3, 1-6)

1 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati,4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
5Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Giovanni predica la conversione, ossia l’esigenza di un mutamento di mentalità, di comportamento e di stile di vita, e questa esigenza non può che avere origine dal cuore stesso.

Si tratta di lasciarsi immergere nelle acque del fiume Giordano.

L’immagine è significativa: vado sott’acqua come uomo vecchio e riemergo come nuova creatura. Questo rito usato da Giovanni Battista, non è uno dei tanti riti di purificazione prescritti dalla Torah, ma indica una scelta precisa: la conversione come ritorno sulla strada che porta a Dio, è un ritorno al Signore.

Naturalmente, questo non è opera dell’uomo, ma è puro e gratuito dono di Dio, questa totale gratuità costituisce la bella notizia, il Vangelo. Questa bella notizia comincia a risuonare tra le dune e le rocce del deserto e il fiume Giordano ed è opera di Giovanni Battista.

Se accorrono le folle a vedere e a sentire Giovanni Battista, significa che ormai un profeta è in mezzo al suo popolo dopo secoli di assenza. Giovanni Battista è chiamato dalla Parola di Dio, offre un ministero di consolazione. Bella è la presentazione che Giovanni fa di sé stesso, attualizzando l’antico profeta Isaia: “Come è scritto nel libro degli oracoli del profesta Isaia: voce che grida nel deserto: preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri… ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.

La Parola di Dio scese/venne su Giovanni Battista, il profeta è un semplice mediatore, un portatore di un messaggio, ciò che è decisivo non è dunque la figura del profeta, bensì è da sottolineare che Dio visita con la sua Parola il suo popolo, e la Parola scende su coloro che si lasciano attirare da Lui, e condurre nel deserto e parlare al cuore (Os. 2,16), senza indurirlo “come a Meriba, nel giorno di Massa nel deserto” (Sal 95, 8) e si pongono in ascolto come “Maria che sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava la sua Parola” (Lc 10, 30).

Ritornando a “voce che grida nel deserto…” Luca lo sottolinea, vuole raggiungere ogni uomo e non solo i figli di Israele, in modo che tutti possano ricevere la salvezza di Dio. Il Battista proclama, a differenza degli antichi profeti, che la salvezza è universale, per tutti!

Dunque, la buona notizia è per tutti e non soltanto per alcuni, per pochi privilegiati, ma per tutti.

Tutto ciò avviene ai margini della Terra santa, nei pressi del deserto, con il suo silenzio, la sua solitudine.

Quale contrasto tra la “grande storia” che abbiamo visto all’inizio del brano: “Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode, i sommi sacerdoti”. Questi personaggi “regnano”, ma la storia della salvezza si realizza in modo umile, nascosto! È il criterio di Dio, è il modo di fare di Dio anche oggi.

Niente che dia lustro e risonanza al potere politico troviamo in queste pagine. Niente di ciò che caratterizza la solenne liturgia del Tempio: qui troviamo solo un fiume, dell’acqua, un popolo assetato di misericordia e di salvezza.

Giovanni è solo “voce”, eco di una realtà che sta oltre, che chiede una vita diversa, altra, nuova, chiede agli uomini e dona la possibilità di ricominciare a vivere secondo la volontà del Signore.